Ritorno a Cuba

Cuba continua a cercare di sopravvivere nonostante una crisi da cui non riesce a risollevarsi.
Come ricorda Alfredo Somoza, la colpa è del blocco economico che la colpisce da decenni, ma responsabilità vanno ascritte a un governo che sembra incapace di apportare quei cambiamenti ad un sistema politico – economico che necessita di qualche ripensamento. Il risultato è un costante aumento del prezzo della benzina, la difficoltà nel reperimento i generi alimentari di prima necessità – dal pane fino al latte per neonati – e la fuga dal Paese di migliaia di persone.
Anna Gomarasca e il fotografo Gianluca Colonnese ci portano a Ciego de Ávila,  una cittadina nel cuore dell’isola dove, senza disboscamenti e deforestazioni, si produce il carbone vegetale. Una realtà che garantisce la vita a circa 3000 persone, più l’indotto. Dieci, cento, mille Ciego de Ávila darebbero una grossa spinta a Cuba per uscire dalla crisi…
Un default che si spiega anche con la decennale crisi dell’industria saccarifera, su cui ancora oggi pende il retaggio dello schiavismo. Ce lo ricordano le vicende di Esteban Montejo, un cimarrón (gli schiavi che fuggivano dalle piantagioni di canna da zucchero per rifugiarsi sui monti), nato e vissuto a Cuba fino a oltre cent’anni. La sua storia è raccontata in “Cimarròn. Biografia di uno schiavo fuggiasco” di Miguel Barnet, recentemente pubblicato in Italia per i tipi di Quodlibet. Barnet scrive: «Mi accorsi, già durante le prime interviste, che Esteban Montejo era una vita importante, anonima, quella della storia di Cuba, e che bisognava riscattarla». Edito originariamente nel 1966, e divenuto famoso in Italia grazie a Italo Calvino, è la fotografia di un rapporto di empatia e di rispetto reciproco, che è durato dal 1963 fin dopo la morte di Esteban e che ha rappresentato la fortuna di Barnet, ma anche la presa di coscienza da parte del cimarròn «del fatto che era un uomo con una vita importante», nonostante non sapesse quando, dove e da chi fosse nato.
Nonostante tutto Cuba continua ad essere un posto magico. A partire dai suoi colori. “Il colore a Cuba è tutto, sia quando c’è, che quando non c’è. Anche davanti a facciate di edifici scrostati, capisci che il colore brilla per la sua assenza, corrosa dagli anni”. Sono parole della fotografa Carolina Sandretto, autrice di “Cuba. Vivir con” (Silvana Editrice). Un libro offre un’affascinante esplorazione del mondo dei “solares”, gli alloggi popolari trasformati in spazi abitativi multifamiliari dal governo locale dopo la Rivoluzione Cubana del 1959. Un lavoro dove Carolina si concentra sulla figura umana e sul suo rapporto con lo spazio abitativo, inteso sia come luogo sia privato che pubblico. Più che un libro fotografico, un album di famiglia che rispecchia la complessità della società cubana contemporanea. 

Banksy, i migranti, la Palestina…

Ai primi di agosto Banksy ha disseminato di animali i muri di Londra, facendo nascere quello che è stato battezzato il “London Zoo”. Per alcuni critici con questa invasione di animali Banksy vuole trasmettere un messaggio: l’umanità si sta autodistruggendo, e dunque lascia il posto alle bestie. Molto probabilmente, in un momento storico drammatico come quello che stiamo vivendo, dove le luci sono molte meno rispetto alle ombre, Banksy vuole solo diffondere positività. In effetti quando vuole fare denunce il suo messaggio è esplicito. Si pensi al tema dei migranti che Banksy ha evocato, pochi giorni prima della nascita del London Zoo, al festival di Glastonbury, l’evento musicale più importante del Regno Unito. Durante il concerto degli Idles si è visto passare tra il pubblico un gommone con dei manichini, un’iniziativa con cui Banksy ha voluto ricordare i gommoni con cui le persone migranti cercano di attraversare tutti i giorni il mar Mediterraneo o il canale della Manica. Quello dei migranti è un tema caro a Banksy non da oggi. Basti pensare a quello che mise in piedi una decina di anni fa a Calais, una città del nord della Francia affacciata sulla Manica. Qui aveva la sua sede un enorme baraccopoli dove vivevano i migranti che dalla Francia provavano a raggiungere il Regno Unito. Quando se ne occupò Banksy, nel dicembre del 2015, era conosciuta come la “Giungla di Calais”.  Da una parte c’era una bella cittadina francese, con i suoi viali tirati a lucido e i negozi chic, le villette unifamiliari, la piazza, la splendida chiesa di Notre Dame. Dall’altra l’inferno di una favela di legno e stracci sotto il ponte dell’autostrada che porta al tunnel della Manica, sulle dune di sabbia vicino al mare. Un mondo altro distante quattro chilometri dal centro cittadino. Qualcuno, tra i migranti, s’avventurava in città, ma la maggior parte di loro restava nell’immenso spiazzo sulle dune in attesa del passaggio buono, del camion dove nascondersi e sbarcare in Inghilterra, a Dover, appena 50 chilometri più in là. Per i francesi erano solo un bubbone fuori città, per i migranti, afghani, eritrei, sudanesi, la sabbia di Calais era solo una sosta, inevitabile, ma nei loro pensieri del tutto temporanea. E proprio davanti alla spiaggia Banksy ha lasciato la sua prima opera made in Calais. Era lo stencil di un bambino con una valigia, che guardava in direzione dell’Inghilterra con un cannocchiale sul quale è appollaiato un avvoltoio. Seguirono altre opere, tra cui un murales raffigurante Steve Jobs, intitolato “Il figlio di un migrante siriano”. Nel dipinto Jobs aveva sulla spalla una sacca con gli effetti personali e in mano un vecchio computer della Apple. Un modo oroginale per ricordare che l’uomo che ha regalato al modo alcune delle più grandi innovazioni tecnologiche era il figlio di un migrante siriano, arrivato negli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale. Proprio come molti siriani che in quei giorni stavano a Calais per cercare di entrare nel Regno Unito (vedi articolo su The Guardian).
Un altro tema caro a Banksy è quello legato alla violenza israeliana contro i palestinesi. Significativa l’esperienza del Walled Off Hotel , “l’albergo con la vista peggiore al mondo”. Ha aperto i battenti nel marzo 2017 di fronte al muro di Betlemme, la cortina di cemento che dal 2002 divide Israele dai territori palestinesi. Doveva restare aperto un anno, invece è stato chiuso solo il 21 dicembre 2023, una chiusura dovuta ai continui attacchi israeliani alla Palestina, che ad oggi ha ucciso più di 40.000 persone a Gaza e centinaia nella Cisgiordania.

Turismo responsabile in Senegal (e/o in Sardegna)

Due otttime mete per praticare il Turismo responsabile sostenibile sono il nord del Senegal e la Marmilla, una subregione della Sardegna posta nella parte centro-meridionale della regione. Il turismo  responsabile sostenibile ha tre dimensioni: il turista lascia qualcosa al territorio – coinvolgimento delle realtà presenti nel territorio tutela ambientale e fruizione attraverso metodi educativi.

Saint-Louis, la “Venezia d’Africa”, la vecchia capitale del Senegal che ha saputo conservare l’antico splendore coloniale nonostante la povertà, dista poco più di un’ora di macchina dal Parco di Djoudj, uno dei principali santuari dell’Africa Occidentale per gli uccelli migratori. L’area rappresenta la prima zona di rifornimento d’acqua, dopo un percorso di oltre 200 km sopra il deserto del Sahara, per intere colonie di volatili. Migliaia di fenicotteri rosa qui nidificano regolarmente, così come oltre 5.000 pellicani bianchi, anitre fischiatrici dalla faccia bianca, oche dallo sperone, aironi rossi, nitticore, spatole, cormorani e otarde arabe. In totale quasi 360 specie di uccelli, di cui 58 nidificanti. A cui bisogna aggiungere 92 specie ittiche, e poi coccodrilli, varani, scimmie, facoceri, gazzelle e sciacalli. Gli abitanti che abitano nelle loro adiacenze fornisconoguardie ecologiche che organizzano escursioni nel parco e, grazie al comitato, coordina una serie di strutture legate al funzionamento delle aree protette. I profitti generati dalla gestione turistica (il noleggio delle piroghe, il negozio artigianale posto all’ingresso del Parco, il campement) vengono poi reinvestiti per lo sviluppo della comunità e per il ripristino di aree danneggiate.
A sud di Saint-Louis c’è il Parco Nazionale della Langue de Barbarie, una stretta lingua di terra che corre per 60 km, separando il fiume Senegal dall’oceano Atlantico. I 2000 ettari del Parco danno rifugio a numerose specie di uccelli acquatici come sterne, gabbiani, aironi e garzette. Purtroppo qui l’impatto dei cambiamenti climatici è evidente: ogni anno l’oceano erode cinque metri di costa, 300 famiglie hanno già dovuto lasciare le proprie case. Su questa barriera naturale vivono oggi circa 80mila persone, per lo più di etnia Lebou. Pescatori da secoli, si tramandano le conoscenze acquisite di generazione in generazione: l’oceano è per loro la principale fonte di sostentamento, ma oggi si trovano ad affrontare condizioni sempre più avverse, al limite della sopravvivenza. L’innalzamento delle temperature delle acque e la pesca intensiva praticata dai pescherecci stranieri stanno riducendo disponibilità di risorse ittiche.

La Marmilla è quasi un micro-continente dove si parla una lingua antichissima, popolato di gente asciutta, intensa e arcaica come i suoi monumenti più noti: i nuraghe. Vanta una tradizione agricola secolare: sempre fiorente e gloriosa, tanto che l’Antica Roma considerava la Sardegna uno dei suoi principali granai. Furono proprio i romani a battezzarla optando per  un nome scelto per assonanza: le colline coniche che costellano la campagna sembrano infatti delle “mammelle”.  E’ nei paesini della Marmilla che si celebra il Festival Pedras et Sonus-Tenore. Nato nel 2022, è dedicato specificatamente al canto a Tenore, canto tradizionale sardo patrimonio immateriale dell’Unesco

Rittana: l’arte e la cultura contro lo spopolamento

Fino a Cuneo il paesaggio è uniforme, dominato dalla pianura, ma appena si supera la città la strada incomincia a salire e intorno si aprono boschi quieti e prati brillanti. Fino ad arrivare a un piccolo borgo che colpisce l’attenzione perché propone due campanili. Uno a pochi metri dall’altro. E’ San Mauro, una delle borgate di Rittana, un comune – incastonato tra le creste dei monti in una valle minore a lato della più ampia Valle Stura di Demonte –  che di borgate ne ha addirittura una quarantina. Nel municipio di Rittana, a San Mauro, incontriamo Giacomo Doglio, il sindaco. Ci racconta come nel corso del Novecento le zone montane e collinari della provincia di Cuneo sono state oggetto di un massiccio fenomeno di spopolamento, che perdura a tutt’oggi. E di come lo si possa combattere  utilizzando anche la cultura. Un esempio sono le iniziative del progetto Radis , un progetto nato con l’obiettivo di arricchire il territorio piemontese con un patrimonio di opere di arte pubblica per la comunità, con programmi educativi, incontri pubblici e progetti espositivi che restituiscano alla collettività parte della collezione della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRTMarta Papini, curatrice del progetto Radis, ci illustra la mostra collettiva aperta il 14 luglio nella ex canonica di San Mauro e il progetto dell’artista Giulia Cenci che lavorerà in dialogo con il territorio e i suoi abitanti per sviluppare un progetto site-specific che tiene conto della storia e delle caratteristiche del luogo dove, ai primi di ottobre, la sua opera verrà istallata: il Chiot Rosa. Salendo a piedi su una carrozzabile per una quarantina di minuti, a 1360 metri di quota, si arriva alla Borgata Paraloup , un villaggio di una dozzina di baite posto a 1.360 m di quota nel vallone laterale di Rittana. Oggi è una realtà che offre servizi di carattere culturale, sociale e turistico, dove vivere tutto l’anno un’esperienza di comunità accogliente, solidale e sostenibile. Il vecchio villaggio alpino protagonista della storia della Liberazione, è stato completamente restaurato secondo un progetto architettonico innovativo pluripremiato ed efficientato energeticamente. La borgata Paraloup (toponimo occitano che significa “al riparo dai lupi”) nel 1943 diede ospitalità alla prima banda partigiana di Giustizia e Libertà, capitanata da Duccio Galimberti e che vide il passaggio di personaggi come Dante Livio Bianco, Nuto Revelli, Leo Scamuzzi, destinati a diventare protagonisti della lotta di liberazione. Fu una fucina di libertà, un luogo in cui circa 200 giovani, dell’età media di 20 anni, di ogni estrazione sociale si radunarono da tutto il Paese per ricevere formazione politica e militare in vista della lotta per la liberazione dal nazifascismo e la ricostruzione di un’Italia democratica. Oggi, grazie all’opera della Fondazione Nuto Revelli , la borgata Paraloup è un mirabile esempio di montagna che rivive.

Maranhao

Il Maranhao è  una scheggia di Brasile che inizia dove terminano le ultime propaggini della foresta amazzonica. La sua capitale è São Luis, l’unica città, tra quelle brasiliane, ad essere stata fondata dai francesi. Una città, bagnata dalle acque tiepide della baia di São Marcos e dall’Oceano Atlantico, che si muove con lentezza, perennemente accarezzata dalla brezza del mare, avvolta in un clima piacevolmente caldo. Una realtà che ha spinto i maranhensi ad adottare, come musica ufficiale del proprio stato, i ritmi ipnotici e ripetitivi del reggae. E’ una città prevalentemente abitata da afrodiscendenti, arrivati come schiavi tra gli anni dal 1693 al 1841. A ricordarlo ci pensa il Monumento alla Diaspora Africana nel Maranhão, realizzato per salvare le radici culturali che gli schiavi neri deportati qui in catene, hanno lasciato nella cucina, nella fede, nella danza, nel lavoro e nei modi di fare le cose. Un tentativo, riuscito, di evidenziare il contributo dei neri alla cultura e all’identità del Maranhão.  Parlando dei neri del Maranhão dei neri della regione non si può non evidenziare spazi come i quilombos, che si trovano sulla costa occidentale e nella pianura del Maranhão, e che accolgono una notevole quantità di popolazione nera. Sono insediamenti che hanno origine dalle comunità fondata da schiavi africani fuggiti dalle piantagioni in cui erano prigionieri nel Brasile all’epoca della schiavitù e che  costituirono un’importante forma di resistenza alla schiavitù. A São Luís ce n’è uno storico, il quilombo di Liberdade, composto da più quartieri dell’odierna topografia cittadina.
La tradizione più importante della gente del Maranhao sono i festeggiamenti legati alla festa del folclore popolare conosciuta come Bumba Meu Boi. Coinvolge personaggi umani e animali fantastici, e ruota intorno alla leggenda sulla morte e la resurrezione di un bue. Una festività che ha legami con diverse tradizioni, africane, indigene ed europee, incluse feste religiose cattoliche, essendo fortemente associato al periodo delle feste di giugno, in particolare la festa di san Giovanni.
Tra gli appuntamenti organizzati per i viaggi di Radio Popolare c’è quello, nel Quilombo Liberdade, al Barracão de Boi da Floresta dove appena finiscono le celebrazioni del bumba-meu.boi iniziano i preparativi per le celebrazioni dell’anno successivo.
Una meraviglia naturalistica del Maranhão sono le dune delle Lençóis Maranhenses. Una realtà che regala al visitatore uno spettacolo incredibile, unico al mondo. Viste dall’alto, le dune sembrano panni bianchi stesi ad asciugare in un pomeriggio ventoso. Infatti, il nome di questo luogo, Lençóis Maranhenses, significa “lenzuola del Maranhão”. Comunque lo si chiami, è un deserto magico, con ondate dopo ondate di scintillante sabbia bianca. Banchi di pesci argentati nuotano in pozze blu e verdi brillanti lasciate dalle piogge. I pastori guidano carovane di capre sulle dune imponenti. E i pescatori prendono il largo, guidati solo dalle stelle e dai fantasmi di vecchi naufragi. Sembra un mondo parallelo, invece è un parco nazionale di 600 miglia quadrate creato quattro decenni fa per proteggere questo improbabile ecosistema. È come se il mare vicino alle Bahamas fosse improvvisamente apparso come un miraggio in mezzo al Sahara.  Solo che in questo deserto il miraggio è reale.

I figli dei fiori di Ascona

Nel diciannovesimo secolo e nei primi anni del ventesimo il Ticino diventò un passaggio verso sud e una destinazione privilegiata di un gruppo di solitari anticonvenzionali, i quali trovarono nella regione, con la sua atmosfera meridionale, terreno fertile in cui piantare quei semi dell’utopia che non erano riusciti a coltivare a nord. Il Ticino venne così a rappresentare l’antitesi del nord urbanizzato e industrializzato, un santuario per qualsiasi tipo di idealista. Dal 1900 in poi il monte Monescia sopra Ascona diventò un polo di attrazione per chi cercava una vita “alternativa”. I fondatori giunsero da ogni dove: la pianista Ida Hofmann dal Montenegro, Henry Oedenkoven da Anversa, l’artista Gusto Gräser e il fratello Karl dalla Transilvania. E poi anarchici, letterati, ricercatori, ballerine… Uniti da un ideale comune, si insediarono sul Monte Monescia, che ribattezzarono Monte Verità . Vestiti con gli indumenti “della riforma” e con i capelli lunghi, lavorarono giardini e campi, costruirono spartane capanne in legno rilassandosi con l’euritmia e bagni di sole integrali, esponendo i loro corpi a luce, aria, sole e acqua. Una sorta di comunità di figli dei fiori, in anticipo di decine di anni dagli hippies degli anni ’60 del secolo scorso.
Per certi versi ‘figli dei fiori’ anche la baronessa  Antoinette Fleming St. Léger e Max Emden, storici proprietari delle Isole di Brissago . Alla prima, che con il marito nel 1885 aveva acquistato le isole sul Verbano, si deve la nascita dell’attuale giardino visitabile sull’Isola Grande. Fu lei a darne inizio alla creazione,  portando terra fertile, costruendo viali e, seguendo la moda del tempo, piantando specie rare ed esotiche, come ad esempio eucalipti e palme. Il secondo, che nel 1927 rilevò la proprietà delle isole, nonostante non fosse un grande appassionato di botanica, decise di conservare e ampliare il giardino ideato dalla baronessa. Gli eredi di Max Emden vendettero le Isole di Brissago che diventarono di proprietà pubblica. Nacque così l’allora Parco Botanico del Cantone Ticino che aprì al pubblico il 2 aprile 1950. Attualmente su una superficie di 2.5 ettari si contano più di 2’000 taxa provenienti dai biomi a clima mediterraneo e subtropicale di tutto il mondo: il bacino del Mediterraneo, la regione del Capo in Sudafrica, la costa californiana, le coste sudorientali dell’Australia e la zona centrale del Cile. Oltre alla ricostruzione di questi ambienti, che sono tra i più ricchi al mondo in termini di diversità botanica, sono inoltre presenti diverse collezioni tematiche.
Figlio dei fiori è anche Yuri Catania , artista italo svizzero che in occasione del 40esimo anniversario di JazzAscona ha realizzato un percorso che dalle sale del Museo Comunale d’Arte Moderna prosegue nelle vie di Ascona dove arte e musica sono le grandi protagoniste. Si chiama Jazz off the wall ed è un’installazione urbana di street art composta da una quarantina di opere applicate sui muri di svariati edifici pubblici e privati con la tecnica della paste-up. Grazie alla realtà aumentata, ogni opera prende vita regalando un’esperienza multisensoriale tramite brevi filmati realizzati dall’artista per svelare, come attraverso una finestra, la vita delle persone ritratte nella loro quotidianità. Perchè anche Yuri figlio dei fiori? Guardate le sue opere sui muri di Ascona…
Myswitzerland      Ticino

In Serbia con Radio Popolare

Con Eugenio Berra raccontiamo il viaggio in Serbia di Radio Popolare (16-24 agosto). Nove giorni dal nord al sud della Serbia. Belgrado, la vecchia capitale della Jugoslavia, crocevia di civiltà e imperi come quelli Austro-Ungarico e Ottomano, risorta dai conflitti degli anni ’90 e dal tragico bombardamento NATO. La Serbia sud-occidentale, la vecchia Raška medioevale, culla della spiritualità serba. La Vojvodina, provincia autonoma della Serbia, di impronta austro-ungarica: Novi Sad, cittadina danubiana famosa per la fortezza di Petrovoradin, Sombor e la riserva naturale “Gornje Podunavlje”, inserita tra i siti Natura 2000. Lo sconfinamento in Romania: Timișoara, capitale del Banato rumeno. Lo storico Milovan Pisarri illustra i recenti cambiamenti vissuti da Belgrado, mentre Gaia Grassi ci racconta dell’escursione in barca lungo i canali che uniscono Sombor al Danubio (e relativo bagno). E poi le musiche (dagli ottoni alle csárdás ungheresi sino ai repertori klezmer e sefardita, testimoni della centenaria presenza ebraica a nord e sud del Danubio), i cibi e la rakija che si degusteranno durante il viaggio…
Angelo Moretti, ideatore del movimento pacifista MEAN Movimento Azione europeo (projectmean.it), un progetto specifico di promozione della pace e di assistenza umanitaria in Ucraina, ci racconta della missione a Kiev del prossimo 11 e 12 luglio. Una missione è aperta a tutti (Per approfondimenti: corpicivilidipace.it ).  L’idea principale del movimento è quella di preservare il potere trasformativo della nonviolenza attiva all’interno dello scenario di conflitto.
Stefano Brambilla presenta MAPPE, una nuova collana del Touring Club Italiano . Ogni volume di MAPPE è contemporaneamente un libro e una rivista, dedicato a un tema di volta in volta diverso, che possa spiazzare e sorprendere. Il primo numero è dedicato ai “confini”. I confini muoiono e risorgono, si spostano, si cancellano e riappaiono inaspettati. Segnano la geografia, l’esperienza, il linguaggio, la politica con la sua spesso assurda cartografia, l’io con la pluralità, la società con le sue divisioni, lo spazio reale e la vita digitale, le possibilità di vita di animali e piante, gli spostamenti…

Lo stato di salute delle Alpi

“Per ragioni che la scienza non capisce ancora del tutto, le Alpi si stanno riscaldando più velocemente di altre parti del mondo. Ed è da qui, da un cambiamento climatico sotto gli occhi di tutti, che deve partire qualsiasi discorso riguardante il presente e il futuro della principale catena montuosa d’Europa, una torre d’acqua da cui dipendono le risorse idriche del continente. Dalla chiusura degli impianti sciistici alla costruzione di centrali idroelettriche, dal ritorno della grande fauna carnivora all’epidemia di bostrico che decima i pecci, le sfide che questa grande e varia regione deve affrontare sono presagi di fenomeni che investiranno tutto il mondo: la fine di modelli economici, i difficili compromessi della transizione energetica, gli eventi climatici sempre più estremi, le nuove opportunità. Visto che la soluzione a problemi globali spesso tocca trovarla localmente, le Alpi, con la loro estrema diversità culturale, economica e sociale, offrono terreno fertile per sperimentazioni e idee innovative, a patto che cambi lo sguardo con cui le osserviamo. La Rivoluzione industriale ci ha dato in eredità sia la visione romantica di un luogo nobile e immobile da preservare a tutti i costi, sia quella capitalistica di una regione da sfruttare come parco giochi per cittadini nel weekend. Possiamo liberarci da entrambi questi approcci solo provando a guardarle da dentro, dimenticandoci momentaneamente dei picchi e concentrandoci sulle valli, i valichi e i versanti delle montagne, vederle come luoghi alternativi di produzione di valore, dove la sostenibilità è impressa nel paesaggio per necessità.  Soprattutto, è il turismo legato alla sempre più precaria neve che deve rinnovarsi, perché la monocoltura dello sci non cannibalizzi le risorse (idriche, energetiche, paesaggistiche, economiche e fiscali) che potrebbero invece essere usate per creare e promuovere altri modelli di sviluppo. Cambiare in continuazione è il destino delle Alpi, e cambiare con loro è quello di chi le abita. Una sfida continua che dà spazio a epopee e grandi imprese, che sia la costruzione di un rifugio oltre i quattromila metri, l’epico viaggio di un lupo alla ricerca della sua Giulietta, il tentativo di piantare la vite sempre più in alto, o la paziente, decennale rigenerazione di un borgo quasi abbandonato” (The Passenger).
Ne parliamo con Marco Agosta, editor di The Passenger, il cui ultimo numero è dedicato alle Alpi. Intervengono anche Maurizio Dematteis, ricercatore, giornalista e direttore dell’associazione Dislivelli; Paolo Paci, direttore di Meridiani Montagne e scrittore (recentemente uscito il suo nuovo romanzo: “La montagna delle illusioni” – Edizioni Piemme, qui presentato); Elisa e Livio, gestori da più di vent’anni del Rifugio Bagnour, presso il Lago Bagnour in una radura nel cuore dell’incantevole bosco dell’Alevé (Val Varaita), a 2017 metri sul livello del mare.

Cremona: dove nascono solo Archi Star…

Cremona è da sempre la città dei liutai. Qui ha vissuto e lavorato Antonio Stradivari, uno dei liutai migliori che siano mai esistiti. E, qui, vivono e lavorano centinaia di liutai ancora oggi. Così, in ogni angolo della città si respira musica e legno. Ma c’è una via dove la musica si può anche vedere. E’ via Robolotti: in poco più di 80 metri convivono una serie incredibili di botteghe di liutai. Attraversandola si sentono concerti di violini sparsi, provenienti da dietro le porte delle botteghe, dove i musicisti stanno suonando e provando gli strumenti costruiti su misura per loro. Così gli spartiti di Vivaldi si mischiano a quelli di Paganini e via Robolotti è il teatro di un concerto sempre unico. Qui si respira il profumo intenso dell’abete rosso stagionato, proveniente dalla Val di Fiemme, scavato a mano dagli scalpelli di precisione. Ma anche quello di acero e di ebano delle diverse parti dello strumento. Quello dolce delle colle a caldo necessarie per saldare i 75 pezzi che lo compongono. E quello pungente delle resine per la verniciatura…
Ospiti della trasmissione:
.- il mitico liutaio Bruce Carlson, statunitense da anni ‘emigrato’ a Cremona dove gli inizi degli anni ’90, assieme a Bernard Neumann, ha aperto la prestigiosa bottega Carlson & Neumann
.- Fausto Cacciatori, responsabile della conservazione e catalogazione degli strumenti e dei reperti conservati al Museo del Violino
.- Fabrizio von Vornax, direttore artistico di Casa Stradivari
.- Alcuni ragazzi che partecipano alla masterclass di liuteria organizzata da Casa Stradivari
Raccontiamo la storia di Fabrizio Fornara, oggi liutaio a Cremona (ha iniziato a costruire violini nel laboratorio di liuteria del carcere di Opera, dove era incarcerato Era il 2009 e ha cominciato per curiosità, non sapeva nemmeno cosa volesse dire la parola liutaio. E’ diventato uno dei più bravi a forgiare violini. Appena riconquistata la libertà, mentre attraversava la strada, Fabrizio venne investito da una macchina. L’incidente gli lasciò paralizzati per sempre un braccio e le gambe: una seconda prigionia, se possibile più severa della prima. Lui non si perse d’animo…)
 
Special guest della trasmissione i violinisti Mauro Pagani (PFM, Fabrizio de Andrè…) e Francesco Fry Moneti (Modena City Ramblers, Casa del Vento)

Suoni delle Dolomiti

Le Terre Alte sono luoghi dove bellezza e fragilità restituiscono agli umani il senso del limite. In un’epoca di cambiamento climatico e crisi ecologica diventa più fondamentale che mai viverle e goderle senza deturparne la bellezza. Obiettivi, entrambi, da sempre perseguiti da I suoni delle Dolomiti , una rassegna che porta la magia della musica dentro i paesaggi incantati dei Monti Pallidi. Seguendone il calendario si può salire in quota e all’ombra di mitiche vette dolomitiche, scegliersi il proprio “green carpet” dove gustarsi un concerto che miscela i suoni degli artisti con quello degli uccelli e dei grilli. Perchè i suoni (con la “s” minuscola) delle Dolomiti non sono solo il bramito del cervo o il martellio di un picchio, i Suoni (con la “s” maiuscola) delle Dolomiti sono dei set musicali conquistati passo dopo passo, dove la sala da concerto ha il cielo per soffitto e le pareti rocciose come muri. Un paesaggio che contemporaneamente diventa scenografia e palcoscenico. L’edizione 2024 (28 agosto – 29 settembre) prevede 17 concerti, che come sempre non avranno barriere tra pubblico e artisti, e che spazieranno tra diversi generi musicali, dal jazz alla musica classica, con qualche sporadica incursione nel pop. Da Carminho,  porterà la struggente poesia del fado alla Malga Tassulla sulle Dolomiti di Brenta, al cantautore e chitarrista statunitense Micah P. Hinson sulla radura di Prati Col a San Martino di Castrozza. Dalle pugliesi Faraualla alla malga Vallesinella Alta a Madonna di Campiglio a Roberto Vecchioni al rifugio Micheluzzi al Sassolungo. E’ previsto anche un trekking: un viaggio a tappe attraverso il cuore roccioso delle Pale di San Martino. Per l’occasione verrà gettato un ponte tra le montagne del Trentino e le Badland americane, attraverso le parole dello scrittore Paolo Cognetti e le canzoni di Dylan, Springsteen, Johnny Cash e altri, interpretate dalla voce e dalla chitarra di Pietro Brunello e dal violoncello di Mario Brunello.

Questa puntata è realizzata e condotta da Monica Paes

Musicisti partenopei

Un viaggio dentro alcuni scampoli di Napoli attraverso la voce di alcuni musicisti partenopei.
I tre musicisti dei Suonno d’Ajere, un trio nato nel 2016 dall’esigenza di conoscere e approfondire ciò che la città di Napoli ha prodotto nella sua storia musicale, ci parlano del teatro Trianon Viviani e del Gran Caffè Gambrinus. Il primo è il teatro della canzone napoletana. Il Gambrinus è il caffè letterario più prestigioso della città. Aprì i battenti nel 1890 e col tempo arrivò a rappresentare il principale luogo di convegno di Napoli. Le sue sale, impreziosite da dipinti, marmi, stucchi, divennero una piccola galleria d’arte illuminata ben presto dall’energia elettrica.  “In uno di questi tavolini” ci racconta Arturo Sergio, uno dei proprietari “a causa di una scommessa Gabriele d’Annunzio divenne paroliere: scrisse la poesia ‘A vucchella‘, poi musicata da Francesco Paolo Tosti e conosciuta in tutto il mondo grazie alla storica interpretazione di Enrico Caruso”.
Dario Bassolino, pianista, producer e compositore attivo nel panorama nu-jazz, ci parla di Pino Mauro, un’icona della canzone popolare napoletana, nonché tra i ‘responsabili’ della rinascita della sceneggiata. Della canzone di giacca, così chiamate perché i cantanti specializzati in questo repertorio erano vestiti sempre con giacca, cravatta, cappello e tutto quello che proponeva la moda maschile dell’epoca. Il cantante doveva impersonare una figura che al vestiario teneva moltissimo: in pratica il guappo. Ma ci parla anche di Gennaro d’Auria, mago e veggente, è un incrocio tra Mago Merlino e Gargamella, tutto il potere di Nostradamus nel corpo di un tamarro di periferia. E’ l’eletto, a lui infatti è stato donato via mail il terzo occhio, il potere di vedere le cose invisibili, talmente invisibili che infatti non accadono.
Daniele Sanzone, scrittore, autore e voce della rock band ‘A67, ci racconta Scampia, la periferia napoletana in cui ha ambientato il suo primo romanzo: “Madre dolore. La prima inchiesta del commissario Del Gaudio” (). Mirco Del Gaudio, ex pugile e attuale capo del Commissariato di Scampia, è uno spirito inquieto. Si barcamena fra l’amore e l’odio per il suo lavoro (e per i suoi colleghi), un matrimonio fallito e la sensazione di non dedicarsi abbastanza alla figlia. Quando si ritrova davanti al cadavere di una donna che si è suicidata in seguito alla morte del figlio, il commissario capisce subito che dietro quel gesto estremo si nascondono altre verità e altri segreti. E infatti, seguendo il suo fiuto da sbirro, finirà per immergersi negli abissi di un mondo misterioso, in cui l’assenza di speranza si trasforma in dipendenza dall’illusione…

…aspettando il 25 aprile

“Perché essere l’avvenire e poter rischiarare la strada come nella tenebra il raggio di sole non è sacrificio”. E’ un pensiero di  Felice Cascione, il Che Guevara di Imperia che inventò “Fischia il vento”. Come il Che era medico, romantico, figo, generoso. E immortale. Almeno nel Ponente ligure. Medico di Imperia e figlio di antifascisti, aderente al Pci, entrò nella Resistenza a capo di una brigata partigiana, a Diano Castello: nome di battaglia «ù mègu», il medico. Alla sua banda si aggregò «Ivan», reduce di Russia, dove aveva imparato la melodia popolare «Katyusha»: sulla musica furono adattati i versi composti da Cascione per  “Fischia il vento”. La morte di Cascione è descritta nella motivazione della medaglia. Ferito in uno scontro, «ù mégu» rifiutò i soccorsi, rimanendo a dirigere il ripiegamento dei suoi: «Per salvare un compagno che, catturato, era sottoposto a torture perché indicasse chi era il comandante, si ergeva dal suolo ove giaceva nel sangue e fieramente gridava: “Sono io il capo”. Cadeva crivellato di colpi…».
Ce ne parla Donatella Alfonso, autrice di “Fischia il vento. Felice Cascione e il canto dei ribelli”. La storica, saggista e divulgatrice Jennifer Radulovic ci parla di “Partigiane: storia della Resistenza!” la sua nuova narrazione spettacolo incentrata sul ruolo delle donne nella lotta di liberazione. Nei terribili anni della Seconda Guerra Mondiale e nelle operazioni della Resistenza Italiana le donne ebbero un ruolo fondamentale su più livelli, dall’assistenzialismo fino a impugnare le armi per difendere il diritto alla libertà. Sono state migliaia: solo a 35mila di loro è stato riconosciuto lo status di partigiane. Nonostante siano trascorsi quasi 80 anni, il maschilismo che hanno subito e l’avversario ideologico con il quale hanno combattuto, sono drammaticamente vivi e incombenti sulla nostra società.
Lo storico dello sport Sergio Giuntini, autore di “Biciclette partigiane. Venti storie di ciclismo e Resistenza”, ci ricorda come nella storia la bicicletta è sempre stata strumento di libertà ed emancipazione: sociale, politica, culturale. Ha contribuito a grandi trasformazioni della mentalità e del costume. Vi ha ricorso il femminismo nelle sue battaglie per l’indipendenza e l’autonomia del predominio maschile, il mondo del lavoro per liberarsi dalle catene del tempo e dello spazio. La bicicletta era in prima linea nel corso della Comune di Parigi (1870) e nei moti repressi da Bava Beccaris a Milano nel 1898. E tra il 1943 e il 1945 non poteva che battersi anche contro il nazifascismo, diventando preziosa alleata della lotta partigiana.
Il progetto RIDE 4sunbirds, 700 km in bicicletta per Gaza a fianco dei Gaza Sunbirds.  E’ una manifestazione ciclistica che partirà da Milano il 25 aprile e che, toccando diverse città, arriverà a Roma il 30 aprile. L’iniziativa nasce come risposta pacifica e costruttiva in supporto al popolo palestinese, pesantemente colpito dal conflitto in atto. I Gaza Sunbirds sono un gruppo di circa 20 paraciclisti palestinesi fondato nel 2020 da Alaa al Dali, fino allo scoppio del conflitto in corso tre di loro si stavano allenando per partecipare alle prossime paraolimpiadi. Dal 7 ottobre in avanti hanno deciso di prestare il loro servizio al fine di raccogliere e distribuire beni di prima necessità alla popolazione civile. Info: gazasunbirds.org/news
Carlo di Bicipace ci parla della quarantesima edizione di Bicipace, che quest’anno partirà  il 26 maggio. E’ la più importante manifestazione in bicicletta della Lombardia, la cui mission è unire alla bellezza della natura e dell’ambiente la forza della pace e della solidarietà.

Camminare. Festival Social Walking

 

Presentazione di “Camminare. Festival del Social Walking” che, giunto quest’anno all’ottava edizione, si svolgerà anche quest’anno – il 4 e 5 maggio – nel Parco Nord Milano. Posizionato presso la Cascina Centro Parco, il village ospiterà alcune delle sezioni del festival e rappresenterà il punto di partenza le esperienze di cammino nel Parco. Laboratori di didattica ambientale, stands, spazio libri, momenti benessere, appuntamenti all’interno dei grandi spazi del Parco Nord Milano, parco periurbano metropolitano situato nella periferia nord di Milano. La Cascina Centro Parco, sede dell’ente parco, è facilmente raggiungibile a piedi, in bicicletta e con i mezzi pubblici da Milano e dai comuni limitrofi della Città Metropolitana (M5 Bignami). E’ previsto un prologo del festival vero e proprio, durante il quale una sezione del festival offrirà una prospettiva unica sul mondo dei cammini, permettendo anche di scoprire luoghi insoliti della città. Trattasi di un trekking in cinque quartieri della città di Milano: Ortica, Porta Romana, Porta Venezia, Gorla, Bovisa. Non solo trekking urbani, ma anche presentazioni di libri, un film (“Resina” di Renzo Carbonera) e una mostra.  

Ospiti della trasmissione, oltre a Fabrizio Teodori di Viaggi e Miraggi che ha dettagliato il programma, anche Chiara Caporicci, referente di C.A.S.A. – Cosa Succede Se Abitiamo , un’associazione di promozione sociale e uno spazio per residenze d’artista e culturali, abitato e attraversato, a Frontignano di Ussita (MC) nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini a mt 1.350 slm. Ilaria Canali, di Ragazze in Gamba , la Community ufficiale della pagina della Rete Nazionale Donne in Cammino. E Stefano Mancuso, botanico e saggista italiano che insegna arboricoltura generale e etologia vegetale all’Università di Firenze.

Puntata in bicicletta

Una puntata a pedali dedicata a Mariateresa Montaruli. Giornalista e scrittrice prematuramente scomparsa, attraverso i suoi racconti e le descrizioni degli itinerari in Italia, ma con qualche puntata anche nel resto d’Europa, ha fatto scoprire a migliaia di lettori non solo i percorsi più suggestivi da fare in bicicletta, ma anche un tema, un’anima, una storia legata al territorio e una possibilità per tanti di fare vacanza pedalando. Durante la prossima edizione della Fiera del Cicloturismo (5-7 aprile, Bologna), pensando alle donne che promuovono le due ruote e il cicloturismo,  verrà assegnato il premio “Ho voluto la bicicletta”: la bicicletta non ha confini, può arrivare dappertutto donando a chi pedala salute, gioia, nuovi amici e tanto altro . Ce ne parlano Carmen Rolle, Paola Piacentini, Pinar Pinzuti e Roberto Peia.
La storia di Sanna Ghotbi e Benjamin Ladraa, due trentunenni svedesi che nel maggio 2022 hanno cominciato un lunghissimo viaggio in bicicletta che li porterà in quaranta paesi, per un totale di 48mila chilometri da percorrere. Il loro obiettivo è riportare l’attenzione del mondo sulla questione del Sahara Occidentale, il territorio africano occupato per l’80 per cento dal Marocco, ma rivendicato dal Fronte Polisario in nome del popolo sahrawi…
La Food Valley Bike : la ciclovia più appetitosa d’Italia. 80 km attraverso i luoghi del cibo. Da Parma si prosegue verso Mezzani, per esplorare l’Oasi Naturale Parma Morta, si continua per Colorno, dove si può visitare la splendida Reggia di Colorno, e si prosegue in direzione di Sissa Trecasali, per degustare la Spalla Cruda di Palasone, salume risalente al Medioevo. Altra tappa è Roccabianca con il suo castello e Zibello, dove addentare il prelibato Culatello di Zibello. L’arrivo è a Busseto, nella cui frazione Roncole è nato il maestro Giuseppe Verdi.
In bicicletta lungo le oltre 30 miglia di piste ciclabili di  St. Simons Island, la più grande isola barriera delle Isole d’Oro, nello stato americano della Georgia . L’isola si trova di fronte alle paludi di Glynn, rese famose dal poeta Sidney Lanier. Querce ricoperte di muschio fiancheggiano le tortuose strade dell’isola, creando un’immagine degna di un racconto di Faulkner…

Le geografie di Ricky Gianco

Una puntata di Onde Road realizzata per festeggiare l’ottantunesimo compleanno di Ricky Gianco (all’anagrafe Riccardo Sanna), mitico musicista, ma anche grande sostenitore di Radio Popolare. La nascita, a sua insaputa, a Lodi e il debutto vincente a un concorso musicale a Varazze nel 1954 all’età di 11 anni. La passione per l’America e l’immersione nella Swinging London, dove frequenta Paul McCartney e John Lennon (una coppia, Lennon/McCartney, a cui Ricky rispose con la coppia Gianco/Gian Pieretti). “Ora sei rimasta sola” e il Clan Celentano. La panchina scolorita di Nervi dove, quando si diventerà anziani, lei le avrebbe dovuto raccontarle la sua vita e l’inquinamento del fiume Po (“Il fiume Po che nasce dal Monviso / E dai ghiacciai, trascina piombo e pesticidi / Discende a valle e poi si abbraccia col Tanaro / E porta l’ammoniaca verso nuovi lidi / Un po’ più a valle il Po si incontra col Ticino / E corre ancora giù, giù verso il Panaro / Così si trova dentro il letto anche l’arsenico / Il Sesia e l’Oglio aggiungono il mercurio…”. L’università di Heidelberg o forse di Jena, non lo sa nemmeno lui (meglio chiedere a Gianfranco Manfredi). Quella volta nel carcere di Pavia dove, nei panni di novello Johnny Cash, manda in delirio i detenuti con una memorabile esecuzione di un jingle pubblicitario che evoca una idilliaca fattoria…

rickygianco.com