Le geografie di James Baldwin

Ricorrono  100 anni dalla nascita di James Baldwin (1924-1987), autore prolifico, saggista, drammaturgo e romanziere che nella sua scrittura ha sempre intrecciato i temi dell’omosessualità, del razzismo e del blues. Originario di Harlem, dopo il diploma si trasferisce al Greenwich Village dove incontra lo scrittore Richard Wright che, resosi conto del suo talento, gli procura una borsa di studio per Parigi.  Nel novembre 1948, ventiquattrenne, Baldwin diede a sua madre gran parte dell’importo guadagnato con la borsa di studio e utilizzò il resto per trasferirsi a Parigi. Si innamorò della città, non solo per la sua bellezza e cultura, ma anche per la tregua che gli offrì dalla discriminazione razziale e sessuale vissuta negli Stati Uniti.  Baldwin a Parigi era per lo più solo, parlava solo inglese, aveva pochi dollari in tasca e niente in banca. Ogni mattina fuggiva dagli squallidi alberghi dove dormiva in favore dei caffè francesi, dove scriveva e poteva stare al caldo. “Appena mi sono alzato dal letto, ho portato taccuino e penna stilografica nella stanza al piano superiore del Café de Flore, dove ho consumato un bel po’ di caffè e, con l’avvicinarsi della sera, un po’ di alcol“. In quel locale scrittura e socializzazione andavano di pari passo. Qui incontrò famosi intellettuali francesi come Simone de Beauvoir,  Albert Camus e Jean-Paul Sartre. I bar e le discoteche permettevano all’espansivo Baldwin di ballare, cantare, ridere ed esplorare la sua sessualità in un ambiente favorevole. Un anno dopo essersi stabilito a Parigi, Baldwin incontrò Lucien Happersberger. Pittore svizzero, Happersberger aveva solo diciassette anni all’epoca, otto anni più giovane di Baldwin. Ma i due divennero presto amici intimi e amanti. La loro storia d’amore interrazziale e omosessuale era meno un tabù a Parigi di quanto lo sarebbe stata ad Harlem o in qualsiasi altro posto negli Stati Uniti.  Invitò Baldwin in Svizzera, a Leukerbad (la capitale del termalismo alpino), per soggiornare nel piccolo chalet della sua famiglia in modo che potesse concentrarsi sulla fine di Go Tell It On The Mountain.  Anche se la loro storia d’amore fu di breve durata e nel 1964 si fosse sposato, Happersberger rimase l’amore della vita di Baldwin e un amico che gli fu sempre vicino. Da quando si era trasferito a Parigi Baldwin era diventato cittadino del mondo. Oltre che a Leukerbad, viaggiò in tutta Europa, in particolare Francia, Turchia, Svizzera e Inghilterra. Andò più volte a Porto Rico e visitò Israele, Senegal, Unione Sovietica e molti altri luoghi.  Proprio come era avvenuto con il suo primo soggiorno a Parigi, Baldwin sentiva che il tempo trascorso all’estero lo aiutava a guarire le ferite inflitte  dalla discriminazione che sentiva negli States e gli permetteva di alimentare la sua attenzione alla complessità dell’esperienza umana. Visse all’estero gran parte della sua vita, sino alla sua morte nel  1948  a St. Paul de Vence, nel sud della Francia. Pur riconoscendo l’influenza della sua residenza all’estero su tutte le sue opere e sulla sua storia di vita, Baldwin si è sempre considerato uno scrittore  americano che vive come un “pendolare transatlantico”…

Alla trasmissione sono intervenuti Francesca Esposito, direttrice editoriale di Fandango Libri , che ha parlato della “Maratona Baldwin – Cento anni di amore e di lotta”, 42 iniziative a partire da una nuova edizione delle sue opere, presentazioni, eventi di musica e arte, festival, reading, gruppi di lettura e èprogetti nelle scuole. E il giornalista Davide Mamone da New York, che ha raccontato le iniziative in corso nelle città americane per il centenario della nascita dello scrittore.

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