Transnistria: viaggio nello stato che non c’è

“La squadra di calcio dello Sheriff gioca in uno stadio che si chiama Sheriff, all’interno di un complesso sportivo che si chiama Sheriff. A costruirlo è stata una ditta edile dal nome a questo punto prevedibile: Sheriff. Sheriff è anche il nome di una catena di supermercati, di un’azienda di telefonia fissa e mobile, di una tv, di tre depositi di petrolio e undici stazioni di servizio, di un megaparcheggio e di un hotel. La Sheriff possiede anche un altro hotel a 5 stelle, che però si chiama Russia, con dentro un casinò che si chiama Sheriff. Se vai su Google Maps, ti posizioni su Tiraspol e digiti Sheriff, compaiono talmente tanti puntini rossi da ingoiare la città, eppure fino al 1993 la Sheriff nemmeno esisteva”. Così ha scritto Roberto Scarcella sulla rivista on line ultimouomo.com. Tisaspol è la capitale della Transnistria, un ‘non stato’ piazzato tra la Moldova e l’Ucraina che vive nel 1991, come se nulla fosse. Qui i simboli del comunismo rimangono sulle bandiere e nei monumenti, ma l’economia – per quanto zoppa e povera – è assolutamente di mercato. Al governo ci sono i dirigenti dello Sheriff. Gli stessi che nel 2000 hanno fondato un partito che è già stato accusato di qualsiasi cosa, dai brogli elettorali al riciclaggio di denaro sporco. Non si chiama però Sheriff, ma Obnovlenie, che vuole dire “rinnovamento”: la prima volta, nel piccolo – e non riconosciuto – Parlamento locale, sono entrati con 7 deputati, vent’anni dopo, nel dicembre scorso, ne hanno piazzati 29 su 33 eletti. Il giorno dell’indipendenza della Transnistria è il 2 settembre 1990. Meno di due anni dopo, nel marzo del ’92 scoppiò una guerra: da una parte i moldavi, dall’altra i soldati di Tiraspol, aiutati – non a caso – dai russi, che all’epoca componevano la maggior parte della popolazione in quell’area (ora sono il 30%). Tra loro anche la famiglia di Nicolai Lilin, lo scrittore del bestseller del 2009, “Educazione siberiana” (un libro che deve essere piaciuto a Gabriele Salvatores, dato che nel 2013 ci ha ricavato un film). Il cessate il fuoco è del 21 luglio del 1992, da quel momento nasce un triplo confine: di qua la Moldavia, di là la Transnistria, in mezzo una terra di nessuno controllata dai soldati europei dell’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa). La Transnistria ha dichiarato la secessione dalla Moldova, ma nessuno riconosce la sua indipendenza (neppure la Russia di Putin, sua grande protettrice). Ed è per questo che lo Sherif, per poter partecipare alla Champions League, gioca nel campionato moldavo, dominandolo senza pietà.

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