Memphis blues

“Con l’autostrada salto da una città all’altra attraversando chilometri di niente, rigidamente a tre corsie, finché arrivo a Memphis. La città del cotone, storicamente una delle più alte concentrazioni di popolazione nera degli States. E’ qui che nel 1960 vennero organizzate le prime marce per l’integrazione razziale. Ed è sempre qui che, su un balcone del Lorraine Motel, è stato assassinato Martin Luther King, icona della lotta nonviolenta per i diritti civili. Era il 4 aprile del 1968 e, visitando oggi la città, sembra che tutto si sia fermato quel giorno. A partire dal Lorraine Motel, il cui aspetto esteriore non è più stato toccato. Davanti alla camera di King è ancora posteggiata la sua macchina. L’interno invece è diventato un museo: il Civil Right Museum .

Beale Street, la via dove ci si può ubriacare di musica ogni sera, dista pochi blocchi, ma sembra di essere già in periferia. Nel museo si ripercorrono le principali tappe della lotta per i diretti civili: dalla color line ai rice riots, da Marcus Garvey a Malcom X, dalla ricostruzione della micro cella deve M.L. King venne rinchiuso nel ’63 al bus di Rosa Parks. L’ultima tappa è nella camera dove era alloggiato King prima dell’assassinio. Nulla è stato toccato da quel giorno. Prima di uscire sul balcone dove venne ucciso una grande scritta: ‘No turning back’. Per andare avanti Memphis, la città che è stata patria del blues, culla del rock’n’roll e tempio del soul, sta cercando, grazie a un investimento miliardario, di trasformarsi in una città-museo. E’ il caso degli studi Sun , dove Sam Phillips chiuse in una stanza il leggendario Million Dollar Quartet (Elvis Presley, Johnny Cash, Jerry Lee Lewis e Carl Perkins) per incidere l’album che generò il rock’n’roll. O degli studi della Stax , l’etichetta che grazie alle incisioni di Otis Redding, Sam & Dave e Isaac Hayes rese grande l’impero del soul. Oggi i due studi aprono le porte ai visitatori che possono accostare le labbra al microfono dove gorgheggiava Johnny Cash o ammirare una ricca documentazione sulla Blaxploitation, il cinema dei ghetti neri. L’augurio è che non si trasformino in piccole Graceland (https://www.graceland.com/ ), l’incredidibile casa / mausoleo di Elvis Presley. E’ una specie di Disneyland dell’anima, un luogo dove una quantità incredibile di oggetti inutili, foto e video in cui Elvis si aggira come se fosse nascosto nel giardino, mi stordisce per buona parte della visita. Trasportato alle soglie del surreale mi convinco che, ai piani superiori della casa, dove nessuno ha mai messo piede, se non The King, Elvis grasso e impacciato si goda lo spettacolo offertogli dai suoi fedeli. Per scacciare i fantasmi torno in Beale Street, dove in fondo alla via hanno montato la piccola casetta di legno, dipinta di grigio, dove è nato W.C. Handy, il primo musicista afroamericano a trascrivere su un pentagramma un blues. Quello che è venuto dopo lo si può ascoltare tutte le sere nei cento locali del circondario”…
(dal diario di viaggio lungo il Mississippi con gli ascoltatori di Radio Pop)

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