{"id":5011,"date":"2021-05-30T09:00:28","date_gmt":"2021-05-30T08:00:28","guid":{"rendered":"http:\/\/blogs.radiopopolare.it\/onderoad\/?p=5011"},"modified":"2021-05-31T09:06:52","modified_gmt":"2021-05-31T08:06:52","slug":"viaggio-negli-stadi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/onderoad.radiopopolare.it\/?p=5011","title":{"rendered":"Viaggio negli stadi"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-5012\" src=\"http:\/\/blogs.radiopopolare.it\/onderoad\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/01_Stadio-San-Siro-800x536.jpeg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"415\" srcset=\"https:\/\/onderoad.radiopopolare.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/01_Stadio-San-Siro-800x536.jpeg 800w, https:\/\/onderoad.radiopopolare.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/01_Stadio-San-Siro-768x515.jpeg 768w, https:\/\/onderoad.radiopopolare.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/01_Stadio-San-Siro-360x242.jpeg 360w, https:\/\/onderoad.radiopopolare.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/01_Stadio-San-Siro-567x380.jpeg 567w, https:\/\/onderoad.radiopopolare.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/01_Stadio-San-Siro.jpeg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>Se unissimo i fedeli delle tre principali religioni monoteiste, probabilmente non raggiungeremmo il numero delle persone che seguono assiduamente il calcio. Ecco perch\u00e9 il calcio non \u00e8 solo un gioco e gli stadi non sono solo dei campi sportivi: sono lo specchio della realt\u00e0 in cui sorgono, il termometro culturale della societ\u00e0 che li popola e riflettono il contesto storico, sociale e antropologico cui appartengono. Per gli intellettuali della prima modernit\u00e0, il calcio era legato a una dimensione distopica della vita, un gioco che andava contro natura poich\u00e9 praticato con i piedi. Il calcio rappresentava un ostacolo all\u2019evoluzione della specie umana (non a caso gli sport delle classi superiori, ad esempio il rugby e il tennis, erano giocati con le mani). Per gli intellettuali engag\u00e9, il calcio era uno strumento di distrazione, un\u2019arma borghese che svuotava la vita dell\u2019atleta e del tifoso dall\u2019impegno politico, dal partito e dalla causa rivoluzionaria. Non solo per certi intellettuali del secolo scorso, ma anche per un segmento degli attuali ascoltatori di Radio Popolare. Posizione rispettabile, ma che non condividiamo. Ecco perch\u00e9 oggi faremo un giro del mondo fatto di tappe in alcuni stadi di calcio. Come Lonely Planet utilizzeremo un paio di libri di recente pubblicazione. Il primo \u00e8 un lavoro di <strong><em>Andrea Ferreri<\/em><\/strong>, studioso di culture giovanili e sottoculture. Globetrotter, attivista e agitatore culturale. Il lavoro si intitola \u201c<em>Sugli spalti. In viaggio negli stadi del mondo: storie di sport, popoli e ribelli\u201d<\/em> (meltemieditore.it). Dal <em><strong>Marak\u00e0na<\/strong><\/em><strong><em> di Belgrado<\/em><\/strong> alla <strong><em>Bombonera di Buenos Aires<\/em><\/strong>, dal Medio Oriente al all\u2019Africa,&nbsp; il calcio raccontato da Ferreri presuppone la presenza di un pubblico negli stadi. E&#8217; uno sport che produce aggregazione, ma esalta anche l\u2019individualit\u00e0, uno sport lontano dalle pay-tv e dai diritti televisivi.<\/p>\n<p>Il secondo libro&nbsp; ci porta a San Siro, lo stadio totem di Milano. Oggi il cielo di <strong><em>San Siro<\/em><\/strong> \u00e8 gi\u00e0 cambiato. Dal secondo e terzo anello rosso si vedono i grattacieli di City Life. Sono lampi notturni nell&#8217;orizzonte, un affascinante skyline che nessuno dei tifosi, con lo stadio inaccessibile, ha ancora visto. E allora, prima di tornarci, potrebbe essere una buona idea leggersi <em>&#8220;C&#8217;era una volta a San Siro&#8221;<\/em> (edizpiemme.it). L&#8217;autore \u00e8 <strong><em>Gianfelice Facchetti<\/em><\/strong>, figlio del grande Giacinto, regista, attore e narratore di sport. Nelle pagine del suo libro sfilano protagonisti celebrati e dimenticati, derby rosso-nerazzurri, fratelli di campo e fratelli di sangue, gol indimenticabili e gol annullati, notti azzurre, notti magiche o da incubo.<\/p>\n<p>Entrambi i libri evocano un calcio ancestrale, che soddisfa bisogni come l\u2019occupazione del tempo libero e la socialit\u00e0. Un calcio dove la disciplina e la fatica creavano eroi venuti dal nulla. Un calcio trasmesso di padre in figlio, di generazione in generazione, con il corollario di comportamenti e valori conformi alle aspettative del gruppo e alla cultura di riferimento. Quello che si evince ascoltando dalla sua voce il racconto di quando <strong><em>Giovanni Lodetti<\/em><\/strong> cambi\u00f2 nome per giocare sui prati di periferia o l&#8217;epopea di George Best, vissuta percorrendo il <em><strong><a title=\"George Best Trail\" href=\"https:\/\/visitbelfast.com\/partners\/george-best-trail-self-guided\/\">George Best Trail<\/a><\/strong><\/em>&nbsp;a <strong><em>Belfast<\/em><\/strong>. Un&#8217;esperienza struggente come quella vissuta da <strong><em>Raffaele Kohler <\/em><\/strong>quando, in occasione di un derby di Milano, ha suonato la sua tromba in uno stadio vuoto per via della pandemia&#8230;<\/p>\nngg_shortcode_0_placeholder\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se unissimo i fedeli delle tre principali religioni monoteiste, probabilmente non raggiungeremmo il numero delle persone che seguono assiduamente il calcio. 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