{"id":4345,"date":"2020-07-12T08:30:56","date_gmt":"2020-07-12T07:30:56","guid":{"rendered":"http:\/\/blogs.radiopopolare.it\/onderoad\/?p=4345"},"modified":"2020-07-13T08:44:27","modified_gmt":"2020-07-13T07:44:27","slug":"viaggio-nel-deserto-marocchino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/onderoad.radiopopolare.it\/?p=4345","title":{"rendered":"Viaggio nel deserto marocchino"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-4346\" src=\"http:\/\/blogs.radiopopolare.it\/onderoad\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/01_Deserto-Marocco-800x474.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"367\" srcset=\"https:\/\/onderoad.radiopopolare.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/01_Deserto-Marocco-800x474.jpg 800w, https:\/\/onderoad.radiopopolare.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/01_Deserto-Marocco-768x455.jpg 768w, https:\/\/onderoad.radiopopolare.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/01_Deserto-Marocco-641x380.jpg 641w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>Prima ancora che un luogo geografico, il Grande Sud del Marocco \u00e8 uno stato d&#8217;animo. Le suggestioni che suscita sono molte e potenti: i colori che da giallo-calcare lanciano improvvisi acuti color ocra, rosso-mattone, viola, nero; poi lo spazio, quello pieno delle montagne dell&#8217;Atlante e quello vuoto, che galleggia trasparente e silenzioso ovunque; e, inscindibile dallo spazio, il tempo, che frequentemente \u00e8 quello passato, a volte prossimo a volte remoto, raramente quello futuro, quasi mai quello presente. Un viaggio nelle terre dell&#8217;orgoglioso popolo amazigh, quello che impropriamente chiamiamo berbero. Partenza da <strong>Marrakech<\/strong>, dopo una visita al <a title=\"Museo dell'Arte Culinaria\" href=\"http:\/\/themacm.com\/\">Museo dell&#8217;Arte Culinaria<\/a>. Uscendo dalla citt\u00e0, lungo la strada per Ouarzazate, tappa al <a title=\"Museo d'arte contemporanea africana Al Maaden\" href=\"http:\/\/macaal.org\/en\/\">Museo d&#8217;arte contemporanea africana Al Maaden<\/a>: oltre 2.000 opere di arte moderna e contemporanea di artisti africani, residenti e della diaspora. Marrakech \u00e8 la coordinata geografica che separa due realt\u00e0 marocchine economicamente molto diverse. Le terre da Marrakech al mare, storicamente legate a ricchi proprietari terrieri, da sempre beneficiari di pingui investimenti governativi. Quelle da Marrakeck al deserto invece sono divise tra piccoli appezzamenti di propriet\u00e0 di famiglie amazigh e qui gli investimenti statali sono pressoch\u00e8 inesistenti. Superato il <strong>passo del Tizi&#8217;n Tichka<\/strong> c&#8217;\u00e8 una vera e propria curvatura spazio-temporale: il colore diventa quello rosso-mattone della roccia e dei villaggi fortificati (ksour) che si sciolgono alle intemperie come castelli di sabbia abbandonati da un bambino capriccioso. Le strade diventano sterrate e polverose e il passato coloniale mostra le sue cicatrici. Come a <strong>T\u00e8louet<\/strong>, sede di una kasbah dove visse Haj Thami el-Glaoui, ultimo pasci\u00e0 di Marrakech, che qui ospit\u00f2 personaggi come Yves Saint Laurent, Charlie Chaplin, il generale Patton e Charles de Gaulle. Altre tappe imperdibili sono lo <strong>ksar di A\u00eft Benhaddou<\/strong>, lungo la valle dell&#8217;Ounila, e <strong>l&#8217;oasi di Fint<\/strong> (in amazigh &#8220;oasi nascosta&#8221;), un insieme di 4 piccoli villaggi al confine con uno stretto palmeto, verde e affascinante, che si estende lungo il Wadi Fint per alcuni chilometri. Superata Ouarzazate la strada si inoltra per la <strong>valle del Draa<\/strong>, il fiume pi\u00f9 lungo e importante del Marocco. La vallata \u00e8 un interminabile palmeto punteggiato di kasbah secolari, dove una delle pi\u00f9 affascinanti \u00e8 sicuramente quella del Caides (sultano) a Tamnougalt. <strong>Zagora<\/strong>, capitale della valle del Draa, \u00e8 la porta del deserto. A certificarlo ci pensa un cartello stradale, uno dei pi\u00f9 fotografati del Marocco, che indica la direzione per Timbuct\u00f9 informando che la distanza, a dorso di cammello, \u00e8 di 52 giorni. La vegetazione \u00e8 sempre pi\u00f9 rara. Qualche palma, rade sterpaglie ed immense pietraie. Quando le dune di <strong>Merzouga<\/strong> sono gi\u00e0 a portata di sguardo il <strong>lago Dayet Srij<\/strong> offre le sue acque a rondini, fenicotteri e cicogne. E&#8217; un originale preludio ad uno dei punti pi\u00f9 affascinanti del deserto del Sahara: le dune dell&#8217;<strong>Erg Chebbi<\/strong>. Un mondo fatto solo di albe e tramonti, il resto \u00e8 sole senza ombra. Le dune, alte sino a 160 metri, vengono instancabilmente modellate dal vento e un occhio attento scopre che qui la natura \u00e8 morta solo apparentemente. Di notte l&#8217;assenza di inquinamento luminoso permette di scrutare un cielo dove la Via Lattea \u00e8 chiarissima e le stelle sorprendentemente luminose e grandi. Il massimo \u00e8 assistere, seduti sotto un incredibile baldacchino di stelle, a un concerto di un gruppo gnawa locale: gli <strong>Gnawa Khamilia<\/strong>. Un sound dove l&#8217;incessante poliritmia delle percussioni e delle nacchere di ferro si amalgama con l\u2019ipnotica melodia del guembri&#8230;<\/p>\nngg_shortcode_0_placeholder\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prima ancora che un luogo geografico, il Grande Sud del Marocco \u00e8 uno stato d&#8217;animo. 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