{"id":2821,"date":"2018-04-15T15:52:03","date_gmt":"2018-04-15T14:52:03","guid":{"rendered":"http:\/\/blogs.radiopopolare.it\/onderoad\/?p=2821"},"modified":"2018-05-17T15:21:53","modified_gmt":"2018-05-17T14:21:53","slug":"delta-del-danubio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/onderoad.radiopopolare.it\/?p=2821","title":{"rendered":"Delta del Danubio"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2823\" src=\"http:\/\/blogs.radiopopolare.it\/onderoad\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/01_Ramo-secondario-del-Delta-del-Danubio.jpg\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"479\" srcset=\"https:\/\/onderoad.radiopopolare.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/01_Ramo-secondario-del-Delta-del-Danubio.jpg 720w, https:\/\/onderoad.radiopopolare.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/01_Ramo-secondario-del-Delta-del-Danubio-571x380.jpg 571w\" sizes=\"auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/p>\n<p>&#8220;Dove finisce il <strong>Danubio<\/strong>? In questo incessante finire non c&#8217;\u00e8 una fine, c&#8217;\u00e8 solo un verbo all&#8217;infinito presente. I rami del fiume se ne vanno ognuno per conto proprio, si emancipano dall&#8217;imperiosa unit\u00e0-identit\u00e0, muoiono quando gli pare, uno un po&#8217; prima e uno un po&#8217; dopo, come il cuore, le unghie o i capelli che il certificato di morte scioglie dal vincolo di reciproca fedelt\u00e0. Il filosofo avrebbe difficolt\u00e0, in questo intrico, a puntare il dito per indicare il Danubio, la sua precisa ostensione diverrebbe un incerto gesto circolare, vagamente ecumenico, perch\u00e8 il Danubio \u00e8 dappertutto e anche la sua fine \u00e8 dovunque in ognuno dei 4300 chilometri quadrati del delta&#8221;.<\/p>\n<p>E&#8217; uno stralcio da \u201cDanubio\u201d, un libro di <strong>Claudio Magris<\/strong> che fotografa poeticamente un universo dove &#8220;non c&#8217;\u00e8 confine fra la terra e l&#8217;acqua, le strade che nei villaggi conducono da una casa all&#8217;altra sono ora viottoli coperti d&#8217;erba ora canali sui quali fluttuano giunchi e ninfee; terra e fiume trapassano e sfumano una nell&#8217;altro, i &#8216;plaur&#8217;ricoperti di canne fluitano come alberi alla deriva o si attaccano al fondo come isole&#8221;.<\/p>\n<p>Il delta del Danubio \u00e8 un paradiso naturalistico. Un labirinto lacustre trasformatosi in una fiaba con uccelli meravigliosi, una specie di nodo terrestre in cui si incrociano 5 strade di passaggio di volatili. Praterie di ninfee tagliate in due dalle barche, che sostituiscono le macchine dato che da queste parti, spesso, mancano le strade. Viaggiando nel Delta del Danubio, oltre alla fauna e alla flora, ci si rende conto che durante il viaggio cambiano i volti, le lingue e i costumi di chi abita in questa regione. Si incontrano minoranze nazionali disparate, che proprio qui hanno stabilito la loro residenza. Greci, ucraini\u2026 e friulani, come la signora Otilia. Abita nel villaggio di Greci, e come gran parte dei suoi concittadini discende da famiglie di friulani emigrati alla fine dell\u2019Ottocento, dalla zona di Poffabro, Maniago e Pordenone, per andare a lavorare come scalpellini nelle cave della regione. La capitale di questo incredibile universo \u00e8 Sulina, l\u2019ultimo paese bagnato dalle acque del fiume prima che la terra venga sommersa dal <strong>Mar Nero<\/strong>. E&#8217; il punto pi\u00f9 orientale del paese e dell&#8217;intera Unione europea continentale. Ma non sta qui la sua importanza. Quasi sconosciuta oggi,<strong> Sulina<\/strong> in passato era un prospero porto, sede della <strong>Commissione Europea danubiana<\/strong>. Nata nel 1856, dopo la guerra di Crimea, era un&#8217;istituzione che anticip\u00f2 di oltre un secolo la Commissione Europea di oggi. Ne facevano parte tutte le potenze europee dell\u2019epoca: Regno Unito, Francia, Austria, Prussia, Italia (o meglio, il Regno di Sardegna), Russia e Turchia. La Romania ne era fuori all\u2019inizio, non essendo ancora uno stato indipendente. Tutti avevano interesse a marcare stretto gli altri e ad avere voce in capitolo per garantire che il Danubio avesse una sorta di status internazionale, che ne assicurasse la navigabilit\u00e0. Sulina divenne porto franco e si svilupp\u00f2 rapidamente diventando una piccola cittadina cosmopolita, la cui neutralit\u00e0, anche in caso di guerra, era certa per statuto. Una sorta di <strong>Tangeri<\/strong> danubiana. Tutti marcavano la loro presenza con chiese, palazzi e funzionari. E come nella \u201cZona Internazionale\u201d di Tangeri arrivarono spie, contrabbandieri e pirati&#8230; Di quell&#8217;universo oggi restano vecchie chiese, qualche casa turca, un faro costruito con le tasse imposte alle navi che entravano nel porto, qualche facciata vagamente liberty\u2026<\/p>\nngg_shortcode_0_placeholder\n<p>Ascolta il podcast: <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Dove finisce il Danubio? 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