{"id":2634,"date":"2017-10-29T17:52:28","date_gmt":"2017-10-29T16:52:28","guid":{"rendered":"http:\/\/blogs.radiopopolare.it\/onderoad\/?p=2634"},"modified":"2017-11-13T14:50:51","modified_gmt":"2017-11-13T13:50:51","slug":"terre-promesse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/onderoad.radiopopolare.it\/?p=2634","title":{"rendered":"Terre promesse"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-2647\" src=\"http:\/\/blogs.radiopopolare.it\/onderoad\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/01_Betlemme-800x533.jpg\" alt=\"01_Betlemme\" width=\"620\" height=\"413\" srcset=\"https:\/\/onderoad.radiopopolare.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/01_Betlemme-800x533.jpg 800w, https:\/\/onderoad.radiopopolare.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/01_Betlemme-768x512.jpg 768w, https:\/\/onderoad.radiopopolare.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/01_Betlemme-570x380.jpg 570w, https:\/\/onderoad.radiopopolare.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/01_Betlemme.jpg 960w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hamed \u00e8 l&#8217;insegnante di scienze della scuola di bamb\u00f9 di Abu Hindi. La scuola si chiama cos\u00ec perch\u00e9 dovendola ristrutturare, con il divieto da parte dell&#8217;esercito israeliano di toccare la preesistente struttura in lamiera, si \u00e8 pensato di realizzare una copertura della stessa con delle canne di bamb\u00f9. Il villaggio \u00e8 un casuale susseguirsi di baracche su cui sventolano tappeti impolverati e sacchi di plastica. Hamed ha vissuto negli Stati Uniti dal 2000 al 2010. Lavorava, si \u00e8 sposato, ha guadagnato la Green Card, si \u00e8 separato ed ha deciso di tornare in Palestina. Da 7 anni lavora alla scuola di Abu Hindi. Lo stipendio \u00e8 di circa 3000 shekel al mese (circa 750 Euro). Oggi ha perso il bus che porta alla scuola tutti gli insegnanti e il taxi gli \u00e8 costato 30 shekel. Solo andata. Il 3% del suo salario mensile. Per arrivare all&#8217;accampamento beduino bisogna percorrere un paio di km dalla strada che porta a Gerusalemme. E&#8217; una polverosa&nbsp; strada sterrata, che costeggia una discarica a cielo aperto, con una ripida discesa che sprofonda a tradimento nel fondo della vallata. Non \u00e8 stato Hamed a decidere di venire qui, lo ha mandato il ministero palestinese dell&#8217;istruzione. E come si pu\u00f2 intuire non c&#8217;\u00e8 la coda per venire ad insegnare alla scuola di bamb\u00f9. E&#8217; stanco di vivere in una situazione cos\u00ec al limite. &#8220;Mi sono arreso&#8221; mi confessa.&nbsp; Hamed aspetta la fine dell&#8217;anno scolastico, poi torner\u00e0 a San francisco. &#8220;Un posto di commesso in un supermercato dovrei riuscire a trovarlo&#8221;. E&#8217; il blues del prof. di scienze, una plastica (e sconsolata) fotografia della situazione vissuta dal popolo palestinese, sempre pi\u00f9 schiacciato dalla rapacit\u00e0 di terra dei coloni. Quella israeliana \u00e8 una realt\u00e0 complessa, popolata non solo da fondamentalisti. Ci sono quelli che abitano nei <strong>kibbutz<\/strong>, un sogno socialista che oggi fa i conti con il terzo millennio. E quelli che vivono a <strong>Gerusalemme<\/strong>, insieme agli arabi. La citt\u00e0 \u00e8 piena di pellegrini prevenienti da mezzo mondo: \u00e8 una citt\u00e0 santa, ma nel settore israeliano \u00e8 ricca di piaceri profani. L&#8217;epicentro di questa Gerusalemme \u00e8 tra i banchi di un antico mercato trasformato in tempio della movida: il <strong>Mahane Yehuda Market<\/strong>. Invece il mercato di <strong>Qalqilya<\/strong>, citt\u00e0 palestinese completamente circondata da un muro che ne limita confini e crescita, \u00e8 tristemente vuoto. Come Shuhada Street a <strong>Hebron<\/strong>. E&#8217; tra le quattro citt\u00e0 sante per l\u2019ebraismo e l\u2019Islam. La seconda citt\u00e0 pi\u00f9 grande della Cisgiordania, sotto occupazione militare dal 1967. Gli insediamenti israeliani si trovano nel cuore del centro storico palestinese: 800 coloni vivono oggi all&#8217;interno della citt\u00e0 vecchia, dove l&#8217;esercito israeliano impone ai palestinesi un sistema di restrizioni, checkpoint e divieti che hanno trasformato questo fiorente segmento della citt\u00e0 in una &#8220;Ghost Town&#8221;, una citt\u00e0 fantasma. Per cercare di navigare in un mare cos\u00ec drammaticamente tribolato ci affidiamo alla saggezza della scrittrice ed architetto <strong>Suad Amiry<\/strong> che, oltre alle sue tre vite, ci racconta cosa significa oggi vivere in Palestina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.ventoditerra.org\/\">ONG Vento di Terra<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/itisrael.it\/it\/\">Blog ItIsrael<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ngg_shortcode_0_placeholder<\/p>\n<p>Ascolta il podcast: <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Hamed \u00e8 l&#8217;insegnante di scienze della scuola di bamb\u00f9 di Abu Hindi. La scuola si chiama cos\u00ec perch\u00e9 dovendola ristrutturare, con il divieto da parte dell&#8217;esercito israeliano di toccare la preesistente struttura in lamiera, si \u00e8 pensato di realizzare una copertura della stessa con delle canne di bamb\u00f9. 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